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descrizione: toscana: maremma: tenuta della marsiliana (grosseto), cavalli e cavalieri, equitazione, turismo equestre, campagna, mietitura

Questa terra si trova nell'antica tenuta del Collecchio (Collecchium) appartenuta agli Aldobrandeschi fin dal 1210, anno in cui l'imperatore Ottone IV concesse in perpetuo a Ildebrandino, conte palatino, le terre che erano già appartenute al defunto conte Rainerio del fu conte Bartolomeo. Nel 1203 lo stesso Ildebrandino aveva sottoscritto un atto di sottomissione a Orvieto, che venne rinnovato il 24 giugno del 1216 da Ildebrandino maggiore e dagli altri suoi figli; in quell'occasione, date le gravi discordie familiari, i fratelli furono indotti dalle autorità orvietane ad accettare un atto di divisione territoriale che venne stipulato nei giorni 22 e 29 ottobre dello stesso anno.
Ciò purtroppo significò l'indebolimento e la fine della potente famiglia. Successivamente, cambiando le condizioni politiche della Toscana, i fratelli strinsero un'alleanza anche con Siena, incoraggiati dall'imperatore Federico Il che confermò loro i diritti su i loro ventidue vassalli.
L'11 dicembre 1274 la contea Aldobrandesca venne nuovamente divisa fra Ildebrando di Guglielmo, conte di Sovana, e Ildebrandino di Bonifazio, conte di S. Fiora; a quest'ultimo toccarono in sorte, fra gli altri possessi, anche Magliano, Collecchio e Talamone:
[...l In alia vero parte posuit idem Comes Maglianum, Collecchium, Martham cum Portu Talamonis [...l
Agli inizi del '300 sono attestati nella zona diritti dell'abbazia di S. Salvatore del Monte Amiata.
Dal 1326 al 1327 il territorio del comune di Magliano e le zone circostanti furono temporaneamente occupate dalla flotta napoletana.
Nel 1335 i conti di Santafiora vendettero la tenuta di Collecchio alla famiglia Marsili di Siena e nel 1339 Jacopo e Pietro del fu Bonifazio di Santafiora sottomisero al Comune di Siena la metà del Collecchio e così fecero anche Guido e Stefano del fu Ildebrandino Novello.
Il 25 aprile del 1349 i figli di Marsilio di Scotto firmarono una convenzione con la Repubblica come subfeudatari.
In quest'epoca Agnolo Marsili possedeva presso il Collecchio alcune fornaci delle quali si parla nei registri senesi a proposito dei lavori edilizi in corso a Talamone; questo spiega anche l'insolita presenza, per questi luoghi, di mattoni alla Torre Bassa, sempre di proprietà della stessa famiglia.
Questo primo insediamento, che si trova sulla sommità del colle, doveva essere di indubbia importanza poiché ancora oggi si vedono numerosi resti degli edifici preesistenti fra cui la chiesa, della quale rimane l'abside di forma circolare e una parete laterale, entrambi in pietra lavorata a filarotto. Inoltre, in alcuni tratti, è ancora leggibile la cinta bastionata che racchiudeva il complesso al cui limite, sul lato nord, si ergeva un'alta torre dal para- mento ad andamento perpendicolare.
Nei pressi della chiesa si trova anche la torre chiamata della "Bella Marsilia " a base scarpata, di tipologia edilizia chiaramente posteriore alla precedente, fa supporre una costruzione più tarda, probabilmente cinquecentesca, come la maggior parte delle torri della zona.
Il suo nome è legato a un episodio tristemente memorabile per gli abitanti del castello: era in corso la guerra fra Carlo V e Francesco I; in aiuto di quest'ultimo si mosse la flotta turca al comando di Khair ed Din detto il Barbarossa, seminando ovunque terrore e distruzione. Secondo il Warren il 22 aprile 1543, i pirati rapirono la figlia di Giovanni dei Marsili, Margherita, detta anche la bella Rossellana dal colore rosso dei capelli, mentre era in barca col fratello. Secondo il Nicolosi e l' Ademollo la ragazza fu rapita di notte durante un incursione dei pirati al castello, che fu messo a ferro e fuoco.
Il Mazzolai dice che il rapitore fu il pirata Ariadeno, comandante della flotta ottomana di Solimano II il Magnifico; egli portò la fanciulla al suo sovrano che ne fece la schiava prediletta e ebbe da lei un figlio che fu erede al trono.
Questa potrebbe essere la prima causa della distruzione del complesso, alla quale hanno fatto poi seguito l'incuria e l'abbandono.

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