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descrizione: toscana: argentario: orbetello

I villanoviani si stabilirono in Maremma, zona pressocché disabitata, perché, essendo già esperti delle tecniche metallurgiche, presero a lavorare il ferro dell'Isola d'Elba e delle Colline Metallifere.
Le origini di Orbetello risalgono dunque al periodo tardo-villanoviano (VIII secolo a.C.) e le ricche necropoli orientalizzanti e arcaiche si estendevano lungo l'istmo in varie località.
Vari ritrovamenti di utensili, nonché la presenza delle mura di cinta testimoniano che la città fu abitata dagli Etruschi almeno fin dal VII sec. a.C.
La città, corrispondente all'abitato attuale, conserva la cinta muraria del IV secolo a.C.
Al controllo dei territori di Orbetello si avvicendarono, nei secoli, molti popoli, dai Romani ai Bizantini ai Longobardi.
Gli scavi incontrollati dell'800 e l'espansione del centro urbano fuori delle mura hanno portato alla perdita totale delle necropoli di cui non resta alcuna traccia, anche per la fragilità delle strutture tombali antiche.
Scavi nel centro storico hanno invece scoperto edifici databili a partire dall'inizio del VI secolo a.C. che si affacciavano sulla laguna.
Si tratta forse di magazzini legati all'attività portuale di Orbetello, a cui probabilmente il centro doveva la sua ricchezza.
Con i primi decenni del V secolo si arresta ogni documentazione dalle necropoli e anche gli edifici scavati nel centro sembrano abbandonati.
Anche Orbetello segue quindi la sorte di quasi tutti i centri minori del vulcente (da Marsiliana a Poggio Buco e da Talamone a Saturnia).
Tutto il territorio subisce una profonda ristrutturazione che si suppone guidata dalla metropoli Vulci, con l'apparente finalità di eliminare ogni centro di potere concorrente e di ottenere quindi un controllo assoluto fra l'Arrone e la valle dell'Albegna.
A metà del IV secolo a.C. circa Orbetello, come Talamone e Saturnia, venne rifondata e fortificata con la cinta muraria ancora visibile in opera poligonale di grandi blocchi di arenaria.
Questo circuito ha conservato fino a tempi relativamente recenti la funzione di fortificazione. Non sono mai state trovate mura poligonali lungo il lato verso terra, dove furono poi costruite le mura bastionate senesi e poi spagnole.
Le necropoli orbetellane di questo periodo, dislocate sempre lungo l'istmo, restituiscono corredi funerari con ricchi ori ellenistici, tipici dell'aristocrazia del tempo e analoghi a ritrovamenti nelle necropoli vulcenti e di Talamone.
La storia di Orbetello successiva alla conquista romana (280 a.C.) appare sfuggente.
Il centro, certamente sotto lo stretto controllo della colonia di Cosa, fu lasciato probabilmente agli indigeni vinti, gli Etruschi, privati delle terre migliori a favore dei coloni romani.
Nei secoli successivi andarono gradualmente in disuso la lingua e la scrittura etrusca, fino alla completa fusione fra Etruschi e conquistatori, fenomeno comune a tutta l'Italia e sancito poi (I secolo a.C.) dall'ampliamento della cittadinanza romana a tutti gli abitanti della penisola.
Le posizioni contrapposte di Orbetello etrusca e Cosa romana hanno fatto riconsiderare la vecchia ipotesi ottocentesca che il nome etrusco di Orbetello fosse CUSI o CUSA. Il nome non è testimoniato direttamente, ma può essere ricostruito in base ad alcune parole derivate che compaiono su iscrizioni etrusche.
I Romani, come nel caso di Volsinii Veteres-Orvieto e Volsinii Novi-Bolsena, avrebbero dato alla nuova colonia il nome della vicina più antica città.
All'età repubblicana (II secolo a.C.) si riferiscono alcuni ritrovamenti sporadici riferibili ad un'area sacra e ad una stipe di oggetti votivi localizzabili nell'area del vecchio ospedale.
Della città di Orbetello per un lungo periodo storico non si hanno notizie precise fino all'anno 805, data in cui nella Bolla Leonino-Carolingia Carlo Magno e papa Leone III la donarono all'Abbazia delle Tre Fontane.
In seguito subì le vicende dell'area circostante: nel XIII secolo di fatto era nel dominio degli Aldobrandeschi e all'inizio del XIV fu conquistata dal Comune di Orvieto.
Nella seconda metà del XIV secolo passò agli Orsini di Pitigliano.
Dal 1410 al 1414 fu posseduta dal re di Napoli Ladislao, mentre nel 1417 Orbetello fu conquistata dai senesi con la costruzione di nuove mura.
Nel 1557 fu fatta capitale del nuovo stato spagnolo dei Presidi ed è proprio a questa fase storica che risalgono gran parte delle fortificazioni ancora conservate che, insieme con quelle dell'Argentario, trasformarono questo tratto di costa in un enorme macchina da guerra.
Dopo lo stato dei Presidi si insediarono ad Orbetello gli austriaci nel 1707 e i Borboni di Napoli nel 1736.
Tornò provvisoriamente toscana con Napoleone nel 1801 ed in modo definitivo con la restaurazione.
Nel 1860 con il plebiscito Orbetello veniva annessa al regno d'Italia.
Il 7 Maggio del 1860, a Talamone, un paesino sulla costa tirrenica vicino la cittadina di Orbetello, arrivarono due grosse navi a vapore.
Si trattava della Lombardo e della Piemonte, entrambe di proprietà della società Rubattino e rubate due sere prima dal porto di Genova, dove si trovavano ormeggiate.
Questo furto fu inscenato con l’accordo di marinai, le guardie del molo, i proprietari e, ovviamente, i ladri; in quanto con quelle navi si sarebbe dovuta compiere una spedizione che minacciava di innervosire notevolmente gli austriaci, che a loro volta avrebbero potuto rifarsi sulla società Rubattino.
Poco dopo l'attracco, una barca trasportò immediatamente il comandante del porto e quello del forte, entrambi con tanto di feluca e veste ufficiale, a bordo della Piemonte, dove ad attenderli trovarono Giuseppe Garibaldi in persona.
Nella conversazione che seguì, l'eroe dei due mondi, dovette spiegare il motivo di quella visita.
Assieme ad altri 1150 uomini circa, Garibaldi era partito da Genova per raggiungere il Regno delle due Sicilie e lì fomentare la rivolta che avrebbe portato l'Italia del sud nel regno dei Savoia.
L'Unità d'Italia era lo scopo di questa impresa, concepita da Francesco Crispi e Rosolino Pilo, che presero entrambi parte alla spedizione, il primo tornando anche indietro, il secondo cadendo invece durante la presa di Palermo.
Durante la sosta a Talamone si dovette ovviare anche ad un altro problema, quello delle armi, senza le quali vincere una guerra sarebbe diventato alquanto difficile.
Dal castello di Talamone ne arrivarono un po', ma dato che Orbetello non era affatto lontano, il colonnello Turr, raggiunse la cittadina in riva alla laguna, incontrandosi con il comandante della fortezza.
Il tenente-colonnello Giorgini di Orbetello si vide arrivare l'aiutante di campo di Garibaldi che gli chiese le munizioni e le armi per far insorgere il Regno delle due Sicilie e costruire l'Unità d'Italia.
La Spedizione dei mille ottenne tanto le armi quanto le munizioni, e Garibaldi si dimostrò profondamente riconoscente verso questo ufficiale orbetellano che, per quel gesto, sarebbe andato incontro ad un bel po' di guai.
Giorgini fu infatti imprigionato nella fortezza di Alessandria e dovette aspettare diversi mesi per poter essere liberato, con la pena cancellata dal tripudio sprigionatosi per il Regno d'Italia.
Anche Porto Santo Stefano, infine, fu chiamato a dare il proprio contributo.
Prima di partire verso la Sicilia, infatti, Gerolamo Bixio, detto Nino, raggiunse i magazzini del porto di Monte Argentario per fare il carico di carbone.

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